Il numero richiesto viene dalla destinazione
Controlla le istruzioni prima di preparare la lista. Le parole chiave possono essere inserite in un campo del portale, alla fine dell’abstract oppure nel documento. Il sistema può chiedere un numero di voci, un separatore o lingue diverse. Non confondere il numero delle voci con il numero delle singole parole che compongono ciascuna espressione.
Le norme per gli autori di Argomenti, rivista ospitata dall’Università di Urbino, richiedono da due a sei parole chiave in italiano e in inglese, collegate agli argomenti trattati. È una richiesta di quella rivista, utile come esempio di vincolo esplicito. Non stabilisce un numero obbligatorio per ogni tesi o pubblicazione accademica.
Se il tuo corso non indica quanti termini usare, non attribuirgli la cifra trovata altrove. Prepara una proposta motivata e chiedi conferma al referente. Intanto puoi svolgere il lavoro sostanziale: individuare i concetti centrali e distinguere quelli che il testo sviluppa da quelli che menziona soltanto nella premessa.
Estrai concetti, non soltanto parole frequenti
Leggi domanda di ricerca, metodo e conclusione. Scrivi i concetti che permettono di distinguere il tuo lavoro da altri sullo stesso tema. Un termine molto frequente può essere generico, come “analisi”; un’espressione presente poche volte può descrivere invece il metodo decisivo. La frequenza è un indizio, non una graduatoria automatica di importanza.
Puoi usare l’analisi delle frequenze per controllare coerenza e ripetizioni, ma non per delegare la selezione. Il calcolo non sa se una parola compare perché stai criticando una teoria, descrivendo un limite o proponendo un contributo. La scelta richiede di leggere le relazioni fra i concetti.
Costruisci un inventario più ampio delle voci finali. Accanto a ogni candidato annota dove viene sviluppato, che cosa aggiunge e quali altri termini coprono lo stesso campo. Se non riesci a collegarlo a una parte sostanziale del lavoro, probabilmente non merita uno spazio nella lista consegnata.
Selezione dei termini nel progetto fittizio sulle mappe
| Candidato | Valutazione | Verifica necessaria |
|---|---|---|
| Città | Molto generico | Aggiunge davvero una dimensione? |
| Percorsi pedonali | Oggetto potenzialmente distintivo | È sviluppato nel lavoro? |
| Cartografia urbana | Ambito o approccio pertinente | Duplica una voce già scelta? |
| Interviste semistrutturate | Metodo possibile | È il metodo effettivamente usato? |
| Riduzione della mortalità | Promessa fuori dal caso | Da eliminare se l’esito non è studiato |
Un progetto fittizio per rendere visibili le scelte
Immaginiamo una tesi che confronti come tre comuni descrivono gli spazi d’ombra nelle mappe dei percorsi pedonali. Il lavoro analizza le mappe e interviste a chi le produce. Non misura direttamente la temperatura né osserva gli spostamenti dei residenti. Questa descrizione delimita il campo delle parole chiave plausibili.
“Città”, “ambiente” e “persone” sono collegati al tema ma poco distintivi. “Percorsi pedonali”, “cartografia urbana” e “comunicazione del rischio climatico” possono essere candidati se il testo sviluppa realmente questi concetti. “Interviste semistrutturate” è pertinente soltanto se è il metodo usato, non perché suona più specifico di “interviste”.
“Riduzione della mortalità” sarebbe una scelta ingannevole se il lavoro non affronta quell’esito. Il tema generale del caldo urbano non autorizza a includere ogni conseguenza possibile. La lista deve aiutare a riconoscere ciò che un lettore troverà, non ampliare la promessa oltre i materiali e le conclusioni della ricerca fittizia.

Bilancia termini ampi e termini distintivi
Un termine molto ampio permette di riconoscere l’area disciplinare, ma può non distinguere il contributo. Un’espressione estremamente specifica può descrivere bene un caso e risultare poco utile se nessun altro la usa con quel significato. La scelta va valutata nel lessico del settore e nelle eventuali indicazioni della destinazione.
Controlla come vengono nominati i concetti nelle fonti accademiche pertinenti che hai effettivamente consultato. Non copiare automaticamente la loro lista: usala per verificare terminologia e differenze fra concetti vicini. Se l’archivio richiede un vocabolario controllato, segui quello; se permette termini liberi, mantieni comunque una forma coerente.
Non presentare il lavoro come una ricerca sulle preferenze del pubblico se analizzi documenti istituzionali. La differenza fra oggetto e contesto deve restare visibile. Una parola chiave può nominare il contesto soltanto quando aiuta a identificare il campo, ma non deve suggerire un metodo o una popolazione che il lavoro non considera.
Ogni voce dovrebbe aggiungere informazione
Confronta i candidati a coppie. “Mappe urbane” e “cartografia urbana” potrebbero occupare due posti per quasi lo stesso concetto. Se il limite è stretto, scegli la forma più appropriata e usa lo spazio per una dimensione diversa. Due termini vicini possono restare entrambi soltanto quando nel lavoro distinguono realmente oggetti o approcci.
Le espressioni composte possono essere una singola voce. “Percorsi pedonali” comprende due parole ma nomina un concetto. Se un portale chiede cinque parole chiave, verifica se intende cinque voci separate e quale separatore richiede. Il conteggio ordinario delle parole non risolve da solo questo requisito del campo.
Evita varianti puramente grafiche, singolare e plurale della stessa voce, oppure sigla e nome esteso usati come due concetti distinti senza motivo. Scegli una forma stabile. Se una sigla è poco nota, il nome esteso può essere più informativo, a meno che il sistema o la disciplina richiedano una convenzione diversa.
Allinea i concetti fra le lingue
Quando sono richieste parole chiave in due lingue, confronta il significato delle voci, non soltanto la loro forma. Una traduzione letterale può non essere il termine usato dalla disciplina. Cerca l’equivalente in fonti specialistiche pertinenti e controlla che il campo semantico non si allarghi o restringa senza motivo.
Costruisci una tabella con voce italiana, equivalente proposto, riferimento terminologico e dubbio residuo. Per un concetto controverso, porta al relatore due alternative con una spiegazione breve della differenza. Questa proposta è più verificabile di una lista tradotta automaticamente e dichiarata definitiva senza controllo.
Verifica anche la coerenza con l’abstract tradotto. Se una versione descrive un’analisi documentale e l’altra suggerisce una sperimentazione, le parole chiave non possono correggere da sole il problema. Occorre prima allineare il contenuto. Il controllo dei termini accompagna la revisione scientifica e linguistica, senza sostituirla o farne presumere l’avvenuta approvazione.
Un controllo finale per ogni voce selezionata
Per ciascuna parola chiave rispondi a tre domande: è sviluppata nel lavoro, aggiunge una dimensione distinta, rispetta la forma richiesta? Se la risposta alla prima è no, elimina la voce. Se manca la seconda, valuta un doppione. Se manca la terza, correggi formato o chiedi chiarimenti sulla consegna.
Rileggi la lista senza titolo e abstract. Suggerisce un lavoro coerente con quello che hai svolto? Poi rileggila insieme al titolo: un termine assente dal titolo può aggiungere informazione utile, ma non esiste una regola che vieti ogni ripetizione. L’obiettivo è una descrizione accurata, non un esercizio artificiale di varietà lessicale.
Dopo l’inserimento nel portale controlla che le voci siano rimaste separate correttamente e che accenti e traduzioni siano integri. Conserva la lista consegnata insieme alla versione finale dell’abstract. Se cambia il contributo della tesi, riesamina anche i termini: una buona selezione descrive il lavoro finale, non la prima idea del progetto.
Fonti e verifiche
- Argomenti, Università di Urbino: norme per gli autoriRequisito locale di due-sei parole chiave in italiano e inglese e loro funzione di descrizione degli argomenti.
Controlli specifici di questa guida
- Riletta la richiesta di due-sei parole chiave nelle norme Argomenti, senza generalizzarla alle tesi.
- Distinte voci composte e conteggio delle parole ortografiche; nessuna soglia automatica di frequenza proposta.